Nel 1912 alcuni cittadini, desiderosi del pubblico bene, fra i quali (informano le cronache) il dott. Vittorio Mattei, il rag. Luigi Roversi (Sindaco del Comune di Reggio Emilia), il comm. Giuseppe Menada, l’avv. Giovanni Modena, il maestro Giuseppe Soglia, il sig. Cesare Guardasoni, preoccupati della insufficienza di mezzi di soccorso in cui era qui la pubblica assistenza (considerato in particolare, che il trasporto dei malati poveri era a cura dell’Amministrazione Comunale a mezzo di una carrozzella trainata da un cavalluccio male in gamba per i residenti in campagna e con lettiga a mano per quelli di città), per assicurare un pronto soccorso, sicuro, continuato specialmente in caso di infortunio, si unirono per gettare le basi di un’istituzione che corrispondesse a tali fini.
Erano persone di diverso partito politico, ma perfettamente un accordo del bene in comune.
Le riunioni avvenivano presso il Municipio e fu appunto in uno dei primi giorni del 1912 che venne data la prima forma completa al loro progetto il quale fu accolto con vivo entusiasmo da un primo nucleo di cittadini, validamente sostenuti dalla stampa locale.
Da un apposito comitato promotore venne diramato nello stesso mese di Gennaio 1912, ai capi delle varie amministrazioni locali, il seguente appello:
“I criteri seguiti dall’amministrazione dalla S.V. onorevolmente presieduta, ci rendono fiduciosi di ottenere l’appoggio finanziario e morale alla istituzione-assistenza pubblica- della nostra città. Essa mira a preparare i mezzi più rapidi di pronto soccorso nei casi di infortunio, a facilitare il trasporto dei feriti ai luoghi di cura e a diffondere le norme di igiene fra il popolo. Lo scopo di solidarietà umana, cui si ispira l’istituzione, ci lusinga di annoverare l’amministrazione della S.V. diretta, nell’albo dei fondatori”.
Essi furono cinquantadue, fra i quali figurarono i principali enti pubblici della città e numerose istituzioni cooperative operate.
Ai fondatori dell’istituzione si unirono benemeriti sottoscrittori di offerte per l’acquisto di materiale medico chirurgico e attrezzi vari per la sede.
Contemporaneamente alla raccolta di fondi per la necessità contingente, il comitato promotore provvide a formare e a rendere sempre più numeroso ed addestrato il “Corpo dei Militi Volontari”.
Impresa assai ardua anche questa, se si pensa alla novità della cosa, ai sacrifici che erano chiamati a compiere per l’istruzione e per i servizi gravosi.
Anche per questa necessità essi fecero appello ai dirigenti di imprese industriali ed alle organizzazioni operaie.
I datori di lavoro, lodevolmente, si impegnarono a corrispondere ai propri dipendenti la paga oraria normale per i periodi di servizio presso la Croce Verde. In tal modo l’officina e la fitta rete delle associazioni di mestiere, per cui il lavoro cede la fisionomia individualistica per acquistare quella di lavoro collettivo, fornirono l’ambiente favorevole per il corpo volontari del soccorso.
Si costituiva, così, un primo nucleo di Militi Volontari, frutto di propaganda e di sagace organizzazione. Nucleo che divenne via via sempre più numeroso, mercè anche della solidarietà conseguita nella forma di una Società di Mutuo Soccorso legalmente costituita nel 1917.
Infatti il 21 luglio 1917 venne legalmente costituita una “Società di Mutuo Soccorso fra i militi Volontari della Croce Verde” ed approvato uno statuto.
Tale Società venne creata con il preciso scopo di elevare moralmente e tecnicamente gli aderenti, regolamentarne i doveri e di diffondere fra di essi il sano concetto della previdenza.
Iniziativa assai lodevole, se si tiene conto che, in allora, (si noti che si era nel 1917) le forme di previdenza sociale non erano obbligatorie.
Ma chi erano in realtà questi Militi Volontari?
Da dove vengono si è già detto in precedenza. Provenivano quasi tutti dalla classe dei meno abbienti e Clelia Fano, professoressa di allora, constatò:
“Come accade sempre in ogni organizzazione di uomini che abbia fini pratici e di azione, della Croce Verde, i Militi Volontari, ora, sono il nerbo e si direbbe, come per la macchina umana, la spina dorsale”
“Si chiamano Militi, con espressione che ci richiama al pensiero la guerra e il sangue; contraddizione fra il nome e la cosa! Che questi Militi sono portatori di pace e il sangue toccano, solo per detergere le ferite e sanarle. Ma certo si vollero chiamare così, perchè si raccolgono sotto ad un’insegna comune, e hanno anche una disciplina; ma verso di essa volontariamente accorsi”.
“E’ il giovanotto nel pieno vigore della salute e delle energie, al quale la stessa fatica del lavoro dà gli impulsi del desiderio di libertà e di svaghi; è l’uomo non più giovane, provato dal dolore dell’esperienza, e da questo maturato e fatto pensoso, che l’uno e l’altro, stimolati dalla stessa idealità vengano al sodalizio…”
“Pensate a questi volonterosi, i quali, dopo aver speso otto ore di lavoro, qualche volta faticoso e sfibrante, vengono a soddisfare nell’associazione il loro turno, sia nelle ore del giorno, sia in quelle delle notti, per sereno e per nuvolo, in qualunque stagione, sempre pronti. Stesi nel loro letto del dormitorio il telefono suona… è la voce del dolore che chiama soccorso. Ed essi saltano in piedi e, rapidi, via sulla macchina, volano dove sono chiamati. Torneranno forse dopo molte ore o forse fra breve e chissà che, non appena sdraiati un’altra telefonata non li richiami nuovamente al soccorso.”
“Volontario, la voce del tuo cuore ascolta; il compito è umano
Accorri, sorreggi con amore chi soffre, chi chiede la tua mano”
“Il Milite Volontario sa che nell’atto di compiere il suo ufficio, deve dimenticare lotte, competizioni di classe, per ricordare che in quell’ora egli appartiene soltanto alla milizia della carità; di quella carità che non distingue uomo da uomo, che stende la mano a chiunque la invoca, che non chiede a chi la invoca se è credente o ateo, rosso o nero, ricco o povero, minifico o avaro”
Ecco chi sono e cosa fanno i volontari del soccorso.
Ed ora riprendiamo la cronaca:
Il 30 Aprile 1914 il Comitato Direttivo informò la cittadinanza che ormai la Croce Verde, dopo le prime incertezze inevitabili, era uscita dallo stato di progetto; che aveva una sede corredata di materiale medico e chirurgico; una moderna lettiga per i servizi più prossimi alla città e che, per poterli estendere alle ville, occorreva una automobile-lettiga. Lanciò allora una pubblica sottoscrizione e chiese l’appoggio degli enti pubblici, delle organizzazioni operaie, delle società commerciali e dei privati. Costoro non rimasero insensibili all’appello e i dirigenti della Federazione del Partito Socialista, in una seduta del 4 Giugno 1914 discussero a fondo la portata dell’iniziativa, e osservarono che:
“…gli uomini sono cattivi sì, ma hanno anche del buono, che intendono trarre in luce le istituzioni, come la Croce Verde…”
Nacque così la Croce Verde e il 24 Ottobre 1914 si trovò in grado di darsi uno statuto e, nello stesso anno, inaugurare la sua prima autolettiga.
Ebbene, la Croce Verde ebbe a distinguersi per molteplici e lodati servizi di trasporto, non solo dei civili, ma dei militari feriti ed ammalati, dai treni ospedali ai luoghi di cura ed, a volte, da luogo di cura al domicilio del convalescente e sempre gratuitamente.

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